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Pubblicità e Cinema

Il marketing, la pubblicità e la cultura pop hanno da sempre un legame profondo, fatto di rimandi e influenze reciproche.


Nel corso del tempo sempre più spesso grandi registi hanno contribuito a creare pubblicità indimenticabili: Federico Fellini nel 1985 dirige la pubblicità Barilla, “RIGATONI (ALTA SOCIETÀ)”; Baz Luhrman nel 2004 dirige lo spot di “CHANEL N°5”; Martin Scorsese nel 2013 dirige la pubblicità per Dolce & Gabbana “THE ONE STREET OF DREAMS”, e tanti altri.

Allo stesso tempo Brand movie, Product Placement, Transmedialità e Teaser Trailer hanno subito l’influenza della pubblicità.

Si tratta di un rapporto che si è consolidato nel tempo e che ha visto, in alcuni casi, l’esistenza di uno vincolata all’esistenza dell’altro.


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Un esempio potrebbe essere “Star Wars”, film totalmente privo di product placement al proprio interno ma che diventa un fenomeno di costume tale da generare un merchandising senza precedenti. Ne resta fuori da questo, per assurdo il film stesso, perché in quanto opera si inscrive nella storia del cinema. Da quel momento in poi non abbiamo più film che diventano eventi, ma eventi già belli e preconfezionati che portano con sé tutti i prodotti che diventeranno cult. Altro esempio può essere “Matrix” in cui non c’è bisogno di mostrare spot perché tutto quello che viene visualizzato nel film viene venduto con esso.

Usando una scena del film stesso, viene spiegato questo concetto: Neo nel primo film tiene in mano “Simulacri e simulazioni” di Jean Baudrillard, lo stesso che dice:

“Tutte le forme culturali originali, tutti i linguaggi specifici sprofondano nel modo d’essere della pubblicità, poiché esso è senza profondità, istantaneo e istantaneamente dimenticato. Trionfo della forma superficiale, minimo comune denominatore di ogni significazione, grado zero del senso, trionfo dell’entropia […] Più generalmente la forma pubblicitaria è quella dove tutti i contenuti particolari si annullano nel momento stesso in cui possono trascriversi l’uno nell’altro”

Altro aspetto interessante è l’influenza che il cinema stesso ha fornito alla pubblicità, non solo prestando attori, attrici e registi, ma anche contribuendo a creare un vero e proprio linguaggio.

Prendiamo ad esempio Quentin Tarantino e il suo citazionismo esasperato che viene utilizzato nel mondo della pubblicità. L’esempio più lampante è lo spot di Capital One in cui non solo viene citato “Pulp Fiction”, ma viene persino recitato dai protagonisti stessi del film: John Travolta nei panni di Babbo Natale e Samuel L. Jackson che interpreta sé stesso.

La citazione poi esplode nel finale con John Travolta che balla, come in "Pulp Fiction", sulle note di “You Never Can Tell”.

Nel mondo del Digital Marketing, nella creazione di contenuti e nella composizione stessa di Caption, Tarantino diventa uno ottimo spunto per la creazione di Brand capaci di spaziare e interessarsi di cultura pop.





Un altro esempio potrebbe essere quello legato a Wes Anderson, il cui Brand Movie è rappresentato dalle storie messe in scena, da uno stile riconoscibile dei dialoghi, ma soprattutto dalla creazione di Palette Colori che sono diventate iconiche e molto utilizzate sui social.

Film come Grand Budapest Hotel, I Tenenbaum e Moonrise Kingdom fanno emergere al massimo questa caratteristica per cui le tonalità di colori presenti in ogni scena si armonizzano come in un dipinto e a ogni momento ripreso viene abbinata una palette cromatica.





Nelle prossime puntate andremo ad approfondire l’influenza del cinema nel Digital Marketing, analizzando diversi case Study.